IL MESTIERE DELLE ARMI
Ecco, questo è un film che mi è piaciuto molto e che riguarderei volentieri.
Mi ricordo però che molte persone lo trovarono invece noioso, ed in effetti si tratta di una pellicola lenta, scandita da lunghi silenzi rarefatti e da bellissime immagini fisse che sembrano dei quadri, un film pittorico appunto, e non certo allegro.
Il mestiere delle armi narra gli ultimi giorni di vita di Giovanni dalle Bande Nere (Giovanni De' Medici), dal momento in cui viene ferito ad una gamba da un colpo di Falconetto, sino alla sua morte fra atroci sofferenze (così come narratoci dal suo amico Pietro Aretino).
La morte del Comandante di Ventura non è solo la morte di un condottiero ma diventa la morte di un'epoca, la fine di un'era, di un equilibrio sociale e di un modo di fare la guerra.
L'avvento delle armi da fuoco dà infatti il colpo finale alla guerra medioevale, alla cavalleria pesante e al predominio militare dei nobili, gli unici che possono permettersi armatura, armi, cavallo da guerra, e bardature.
E tramontando l'egemonia del cavaliere, tramonta anche un'etica guerriera, un codice cavalleresco in realtà spesso vagheggiato in un contrasto fra realtà e forma ben descritto da Huizinga nel Autunno del Medioevo.
Ora le armi da fuoco hanno sicuramente chiuso la fase del cavaliere protagonista indiscusso della storia militare, ma non sono state le uniche innovazioni a far cambiare le regole del gioco.
Nel film allo stesso Giovanni viene rimproverato di aver sovvertito le regole cortesi e l'etica guerriera, poichè faceva combattere le sue truppe anche durante l'inverno e durante la notte, avendo a tal scopo fatto brunire le armature dei suoi soldati, cosa a cui pare debba il suo soprannome (un'altra versione, però, vuole che oscurò le proprie armi in segno di lutto alla morte di Leone X).
Già nella Battaglia di Agincourt, cioè 100 anni prima, gli archi lunghi inglesi sbaragliarono la cavalleria francese, e divennero emblema della decadenza della cavalleria.
La balestra genovese surclassava l'arco per capacità di penetrazione, potendo sfondare una corazza di un cavaliere o trapassare un cavallo, e Papa Giovanni II la "scomunicò" definendola arma infernale non adatta ai cristiani.
I quadrati di picche svizzere nel 15° secolo rappresentarono un ostacolo spesso insormontabile per le cariche delle cavallerie, e gli alabardieri erano allenati ad afferrare le briglie e sbalzare di sella i cavalieri.
In tutti questi casi, comunque, il dato comune furono le schiere di uomini dalle umili origini che riuscirono a sconfiggere il Nobile.
Si trattava di un capovolgimento della struttura sociale, di un Carnevale dei pazzi che sovvertiva l'ordine conosciuto e faceva gridare allo scandalo e temere l'Apocalisse, si trattava infatti della fine di un'epoca.